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La nostra storia

La nostra storia: una storia controcorrente

La nostra Banca nasce nel 1920 nel clima post bellico di ricostruzione civile, per iniziativa dei cattolici popolari binaschini.

La finalità espressa è il perseguimento di benefici collettivi raggiunti attraverso la rinuncia al lucro individuale dei soci. La raccolta dei depositi è garantita statutariamente dal patrimonio personale dei soci ed è prevalentemente utilizzata per stimolare la nascita e favorire la crescita di un composito gruppo di cooperative di lavoro, quale antidoto contro la grave disoccupazione.

Ulteriore e non secondario obiettivo è il contenimento al dilagare dell'usura attraverso un'offerta di prestiti a costi bassi, in quanto esenti da gravami speculativi.

Se l'avvento del ventennio fascista che ne è seguito umilia poi la potenzialità di crescita di tutto il credito cooperativo, la vera affermazione inizia con il secondo dopoguerra con l'avvio del ciclo di espansione economica che lo caratterizza a partire dagli anni ‘60.

La ‘Cassa' assume decisamente il ruolo di principale motore dell'intraprendenza locale che si esplica nella moltiplicazione delle imprese artigiane capaci di sviluppo verso la qualificazione industriale. In questo decennio la ‘Cassa' conosce un dinamismo che la porta a tracciare una significativa curva ascendente nel volume di lavoro. Il personale passa da due unità nel 1960 a dieci nel 1970, anno in cui cade la ricorrenza del 50' anniversario della sua fondazione. Il primo successo si misura con gli anni ‘70 in termini di una consistente crescita occupazionale.

Nel 1972 il livello di patrimonializzazione raggiunto consente l'apertura della prima Filiale in Moncucco di Vernate (MI).

L'accoglienza della comunità è entusiastica oltre ogni aspettativa.

Agli inizi degli anni ‘80 per entità di transazioni bancarie la ‘Cassa' è ormai la maggiore tra gli Istituti bancari presenti con un loro sportello a Binasco (MI). Uno di questi sceglie di chiudere per trasferire altrove la sua Filiale.

L'ammontare delle risorse destinate ad opere di utilità sociale si rende sempre più visibile. Viene fondata l'Associazione Ricreativa e Culturale che, sotto la sua egida, s'incarica di realizzare e gestire il centro ricreativo pubblico, oggi noto in tutta la zona. 

Nel 1985 si inaugura la nuova sede di proprietà in Via Turati, opera che realizza il sogno dei padri fondatori.

Agli inizi del ‘90 le statistiche riportano dati straordinari sulla quota di mercato raggiunta dalla ‘Cassa' presso la sua comunità originaria e da tale posizione la Società si da un piano di espansione che in un decennio si concretizza con l'apertura delle Filiali di Lacchiarella (MI), Rosate (MI), Casarile (MI), Vellezzo Bellini (PV), Marcignago (PV), Bornasco (PV), Pavia con ben 2 agenzie in città e Valle Salimbene (PV).

Nel 2006, dopo un periodo di consolidamento collegato anche alla “non favorevole” congiuntura economica del momento, riprende la fase di espansione territoriale con l’apertura della Filiale di Rozzano - Quinto Dé Stampi (MI), alla quale fa rapidamente seguito l’inaugurazione dello sportello di Opera (MI) e, successivamente, la Cassa procede annualmente con l’insediamento nei comuni di Assago (MI), San Genesio ed Uniti (PV), Buccinasco (MI), Corsico (MI), fino ad arrivare all’ultima filiale aperta a Trezzano sul Naviglio (MI) nel mese di dicembre 2011.

Oggi la ‘Cassa' con oltre 20.000 conti correnti e circa 850 milioni di Euro di raccolta diretta e 850 milioni di Euro di prestiti a famiglie ed imprese, si posiziona ai primissimi posti della graduatoria lombarda tra le Banche di Credito Cooperativo. 

La mutualità esterna, che in tutti gli ultimi venticinque anni si è andata espandendo di pari passo alla patrimonializzazione dell'azienda sostenendo iniziative sociali di ogni tipo, sovviene ora oltre 200 associazioni, enti o istituzioni, tra le quali spiccano quelle di volontariato a servizio di chi ha più bisogno. La loro collocazione territoriale si estende a oltre venti località del circondario.

Fra le realizzazioni di utilità sociale, il nuovo oratorio con cinema teatro annesso, capace di ospitare oltre 300 giovani.

La compagine si rafforza, cresce la professionalità e lo spirito di dedizione al servizio delle ormai numerose comunità aggregate, trova sempre nuovi stimoli verso traguardi sia di orgogliosa competitività sia di affermazione dei principi ispiratori della volontà che la sorregge, la cui fonte resta la dottrina sociale cristiana.

Il contesto storico

Le Casse Rurali nacquero nel 1883, in un tempo nel quale soffiava l'alito dell'incertezza e si respirava in molti campi aria di rivoluzione. Ma sulla base di una diversa idea: quella dell'evoluzione e della possibilità di praticare nel mercato un modello imprenditoriale alternativo che applicasse non soltanto i principi dell'efficienza, ma anche i criteri della solidarietà.

Nacquero da una necessità ed una sollecitazione. La necessità, avvertita da molti cittadini, era quella di trovare strumenti di riscatto dalla miseria e dall'usura; la sollecitazione veniva dalla dottrina sociale della Chiesa, in particolare dall'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, che incoraggiava a dare vita a soluzioni e formule di tipo solidaristico e associazionistico per porre rimedio alle contraddizioni e alle ingiustizie della società di allora.

Avevano pochissimo capitale, ma potevano contare su un enorme patrimonio. Un patrimonio, intangibile ma reale, di energie e di speranza. Che lievitò velocemente, nonostante alcune previsioni.

Nell'arco di neppure 15 anni dalla nascita della prima Cassa Rurale, quella di Loreggia, le Casse avevano raggiunto il numero di 904. Alla fine del 1920 il numero era salito a 3.347.

Anche per tale motivo, nonostante la crisi economica che fece seguito alla prima guerra mondiale e la politica perseguita nel ventennio fascista verso tutta la cooperazione, quell'esperienza non si concluse. Certo subì un forte arresto, come dimostra il decremento di tutte le grandezze relative alle Casse nel periodo in questione (patrimonio, depositi, impieghi, aziende, sportelli), ma, con il mutare delle condizioni, ebbe la forza di riprendersi.

Nel frattempo, il dettato costituzionale aveva inserito una previsione fondamentale con l'articolo 45: il riconoscimento del ruolo e della funzione specifica della cooperazione a fini di mutualità. E un Governatore della Banca d'Italia di quegli anni, Donato Menichella, guardava con particolare simpatia l'esperienza delle Casse Rurali.

Il nuovo clima sociale, politico ed economico, insieme alla forte spinta organizzativa interna, contribuirono così al rilancio delle Casse Rurali, che, però, a metà degli anni ‘50 rappresentavano ancora una parte piuttosto esigua del mercato: lo 0,81% di quello dei depositi e lo 0,61% di quello degli impieghi nel 1955. Undici anni dopo, la quota di mercato era salita, rispettivamente, all'1,59% e all'1,23%. Ed il numero delle Casse, in costante aumento, si attestava a 769.

Si è avviato in quel periodo, negli anni del “miracolo economico” italiano, un dinamismo nuovo, costante, che ha portato le Casse Rurali, in circa venti anni, ad amministrare il 4,3% dei depositi e il 2,6% degli impieghi. Era il 1983, cent'anni dopo la fondazione della Cassa di Loreggia.

Il trend di crescita, da allora, non si è più arrestato